Alfred Jarry Il debitore patafisico

Alfred Jarry

Questo racconto va letto e ascoltato così come è stato pensato per uno spettacolo di teatro-musica.

Tratto da “Ladro di Biciclette” di Antonio Castronuovo

Alfred Jarry è stato poeta, scrittore e drammaturgo francese; una personalità molto singolare della Parigi letteraria alle soglie del ‘900. Incarnava nella sua vita il personaggio di Ubu rendendo la sua stessa vita il palcoscenico di un continuo teatro. Sacha Guitry lo ricorda in questo modo: «Jarry era dotato di una gran destrezza con l’arco e la cerbottana, così come con la pistola. Salito sul tetto della sua casa, si divertiva un giorno a “tirare” sulle mele di una vicina. Lei si mise a gridare: – Fermatevi, ucciderete i miei figli! E lui rispose: – Ve ne farò altri, signora!». Ha portato alla luce la ’Patafisica e anticipato tutte le avanguardie del ‘900.

Merdre! in italiano: merdre!                            

Questa esclamazione fu sputata sul pubblico che il 10 dicembre 1896 assiepava a Parigi il Nuovo Teatro di rue Blanche, per assistere alla prima dell’ Ubu Roi di Alfred Jarry: urla, fischi, scazzottate, ma anche applausi e lancio di fiori.

Tra il pubblico personaggi di spicco: Mallarmé, Paul Léautaud e Julés Renard, che la sera stessa, nel suo diario, scrisse come al grido di <merdre!» qualcuno in sala avesse urlato <<mangre!»  cioè un <mangia!» deformato.    

Ma lo scandalo che la prima battuta produsse nel pubblico stabilì quel successo che dura da più di un secolo.

Vuoi per lo scandalo, vuoi per il clamore mondano, l’opera diede a Jarry una fama inattesa e lo rese immortale.

La critica ne fu entusiasta: cosa succedeva sulla scena? chi la calcava?

un misto di Pulcinella e Gargantua, uno sfogo libero e anarchico, senza limite, una provocazione, un calcio nel sedere vellutato dei commediografi d’accademia.

Ma Ubu non era la sola invenzione di Jarry, lo fu anche il caricaturale Faustroll Patafisico.

 
 

    Il debitore patafisico.

L’ infelice jarry avrà mai avuto un  moment0 di felicità nella sua vita?  Non è dato saperlo, anche se davvero sembra felice in una famosa fotografia del 1898 nella quale é ritratto in sella a una bicicletta sportiva, nel paese di Corbeil, a sud di Parigi, dove trascorse alcuni periodi estivi assieme ad amici.

Nella foto la felicità  é discreta, celata da un volto indifferente, ma è presente, si palpa.   E la causa non sembra tanto il luogo in cui egli si trova quanto la bicicletta che inforca: del valore pari al nuovo di 525 franchi.       Jarry la inforca con delizia per varie ragioni: perché ama la bicicletta in sé, come miracolo meccanico, come oggetto che gli permette di muoversi, ma anche perché gli é costata pochi franchi.

Per lei ha continuato a rinnovare cambiali, con progressivo aumento degli interessi, ma Senza mai saldare il conto.

Una bicicletta che é all’origine della maggiore vertenza giudiziaria della sua vita.

Tutto comincia a Laval, cittadina nativa di Jarry alle porte della Bretagna, e precisamente al numero 12 del viale Jean-Fouquet, dove s’illuminano le ampie vetrine di  “Trochon-velò”, negozio di macchine da cucire e biciclette. Un abbinamento che indica come a quei tempi fosse l ‘analogia meccanica – e non funzionale -ad accostare gli oggetti.     Il negozio é gestito da un buon uomo, il signor Jules Trochon, figura anonima, tranquilla, che non lascia storia e che sembra aver avuto una sola grande sfortuna: incontrare sul suo percorso Jarry.

La storia della bicicletta inizia il 30 novembre 1896, esattamente dieci giorni prima che Ubu Roi vada in scena a Parigi e che Jarry aggredisca il pubblico col famoso <<merdre!».

Quel giorno egli entra da Trochon-Vélo con l’idea precisa di uscirne dotato di una bicicletta bella, anzi bellissima. In quegli anni una comune bicicletta si acquistava con 100 franchi, e invece jarry sceglie la Clémént de luxe, il meglio che il mercato offra: un oggetto dal telaio leggero, con ruote sportive  e manubrio da Corsa, senza parafanghi e luminarie, del costo di 525 franchi.

Entra nel negozio, s’innamora di quel miracolo meccanico e se lo porta sulla strada senza aver pagato nulla. Ha solo firmato alcune cambiali.   Ma non basta: alla bici manca secondo lui quel particolare che la può rendere splendida: i cerchioni in legno.

E così tre mesi dopo, nel febbraio 1897, entra di nuovo da Trochon-Vèlo e si compera due cerchioni in legno del valore di 20 franchi.       Più che comprarseli, se li porta a casa, perché anche questa volta non paga e firma una cambiale.        Sta di fatto che li monta  al posto dei cerchioni originali e rende cosi la “sua”  bicicletta ancor più bella.   

L’eau A La Bouche  SERGE GAINSBOURG
 

Dopo qualche settimana le cambiali scadono,  ma Jarry si guarda bene dal pagarle.       Il povero Trochon si va a lamentare con la propria banca, ma fa buon viso a cattivo gioco e indica, come nuova scadenza dei titoli di credito (nel frattempo appesantiti dalle spese)  il mese di maggio 1897.     

Ma a luglio nulla si é mosso:  Jarry non ha versato nemmeno un franco.

E a questo punto che Trochon si rivolge all’ufficiale giudiziario di Laval, il signor Breux.     l’emissione di nuovi titoli di credito resta senza effetto alcuno, se non quello di scatenare una serie di lettere tra jarry, il negoziante e l’ufficiale giudiziario.

Ma jarry, cervello che inventa una nuova realtà deformando quella vera, non si ferma al  mero debito: in genere inserisce i suoi creditori tra le figure da dileggiare e canzonare.    La sua regola è: prima il danno poi la  beffa.              E dunque, come se fosse lui ad avere ragone in questa storia, trasforma la figura del creditore in quella di un importuno seccatore e ne deforma il nome da  Trochon in Troccon, personaggio che, nelle vesti di un detestato ufficiale giudiziario, appare nel 1898 nelle “Gesta e opinioni del dottor Faustroll patafisico”.       E che la situazione circoli nella mente di Jarry che egli nella finzione narrativa rifletta una costante della propria biografia, é sottolineato, sempre nel Faustroll, dalla scena in cui questi, all’inizio del libro, riceve dalle mani dell’usciere di tribunale  René-Isidore Panmuphle  un’ ingiunzione di pagamento per l’ affitto di casa.        

L’ abitudine a mottegiare i creditori non finisce qui.

Nel 1906 jarry preleva alcune casse di vino dal negozio di Gaston ]obard a Corbeil, per un totale di 43 franchi, senza naturalmente pagare.                 Inizia da lì una gragnuola di lettere che, un anno dopo la fornitura, il povero Jobard lancia verso gli indirizzi di Jarry col tono montante di chi promette di ricorrere alla giustizia, senza mai farlo.

Ma destino vuole che Jobard,  oltre a indicare un cognome francese, significhi anche letteralmente “credulone” o “grullo”.

Il povero commerciante non poteva certo sapere, mentre si arrabattava a scrivere le lettere minatorie, che gia da tempo Jarry andava dicendo in giro di lui: <<Attenderà molto a lungo, come indica il suo nome».

Il 6 novembre 1897 Jarry si piega alla ragione e decide di manifestare la sua buona volontà versando un acconto a Trochon. Peccato che si tratta di un acconto di 5 franchi, meno dell’uno per cento del prezzo che deve.     

Ma la buona volontà  c’é, e l’8 dicembre versa altri 5 franchi.     Inoltre la sorella Carlotta, che vive a Laval a pochi isolati di distanza dal negozio, forse braccata da Trochon ritiene corretto versargli 15 franchi.

E facciamo allora il punto: bicicletta e cerchioni di legno sono usciti dal negozio di Trochon nel novembre 1896 al prezzo di 525 + 20 franchi.      Dopo parecchio tempo sono stati versati 25 franchi. Mancano 520 franchi, che nel frattempo, per interessi e spese, Sono diventati  555. 

      Quando a Parigi scocca il Novecento, secolo carico di aspettativa e di  progresso, Jarry e carico soltanto di debiti, dato che oltre ad alcuni cappotti e agli affitti delle case che occupa, deve anche pagare molte casse di vino. Non si contano infatti i commercianti di vino da lui regolarmente inchiodati, sempre a Laval: c’è  il signor Chéne, vinaio in rue de Bootz, che nel febbraio 1907 deve avere 55 franchi per un centinaio di litri di bianco e altri 55 per una stessa quantità di’ rosso;  c’è il signor Drouet, con bottega in rue de Paris, che reclama nella primavera 1907 il pagamento di franchi 81 per il vino fornito; l’azienda dei Figli Chauveau, in rue Creuse, gli ha consegnato nel maggio 1907 parecchi litri di vino bianco e di sidro, per un totale di 76 franchi e mezzo.  

Notiamo che Jarry molto accortamente, cambia sempre negozio, si porta a casa il vino e costantemente non paga. Ma notiamo anche la quantità di vino che riesce a ingurgitare nei mesi primaverili del 1907.    Forse a Laval aveva trovato davvero il paradiso alcolico: vino in quantità, e tutto gratis.

        

Jarry, deve poi ancora pagare la sua bicicletta.   Nei primi mesi del 1900 gli giungono alcuni avvisi di scadenza, ma lui non risponde e fa finta di nulla.     Poi  il vuoto totale fino al giugno 1907, quando fa capolino un documento: un biglietto nel quale Trochon ha perso la pazienza e chiede di essere pagato non subito ma per il mese di ottobre prossimo venturo.

Davvero una pasta d’uomo, dotato di una pazienza inconsueta.                       Sta di fatto che a ottobre Jarry ha problemi di dura natura;   quelli che il 1 novembre lo spediscono al creatore.

Il povero mercante di biciclette non vedrà più un franco; tenterà di chiedere a Carlotta di consegnargli il maltolto, ma nulla di fatto.    La  bicicletta non sara mai restituita,  e chissa dové finita: sarebbe uno splendido pezzo da collezione. Nel frattempo, per tutti i dieci anni che vanno dal 1897 al 1907, Jarry ha scorrazzato bel bello sulla Clement da corsa su pista, per il modico prezzo di 25 franchi, nemmeno un ventesimo del suo valore. Non la usa per andare su pista, ma la usa eccome.  La bicicletta è per lui il solo mezzo di locomozione, che utilizza sia per compiere lunghi tratti sia per brevi spostamenti.    La inforca sempre: lo fa se deve spostarsi da un punto all’altro di Parigi, lo fa quando va a Corbeil  (circa 40 chilometri a sud della capitale), lo fa quando con gli amici compie lunghi giri nelle campagne, e lo fa anche per andare, nel settembre 1898, al funerale di Mallarmé a Valvins. Anzi, per avvicinarsi alle grandi tombe di quel piccolo cimitero (sulle cui lapidi spiccano oggi i nomi di Mirbeau, Renoir e Rodin) indossa ai piedi un paio di scarpini di cuoio chiaro di cui è orgogliosissimo, una redingote e dei pantaloni piuttosto sudici per la lunga pedalata.     

Ma torniamo alla fotograia del 1898, (immagine all’inizio dell’articolo) che é un documento  ricco  di  particolari.  La  bicicletta è nuova fiammante, col telaio nero e cerchioni di legno chiaro.    Notiamo che’ e senza parafanghi e senza carter della catena, oggetti che la appesantiscono.     Il manubrio è curioso, sembra ricurvo verso il basso, ma si tratta di un primitivo modello di manubrio da corsa.      Quel che però colpisce, é che la bici é senza freni.    La spiegazione é ovvia: non era ancora nata la ruota posteriore slegata dalla rotazione della catena, e dunque ruota e i pedali sono un tutt’uno:  si accelerava pedalando, si rallentava diminuendo la pedalata.

 

La fotografia ci mostra la bicicletta, ma ci mostra anche il vestiario di Jarry che é quello di chi ha assunto un rapporto simbiotico col mezzo.     Non dobbiamo scordare che la bicicletta é per gli uomini di inizio Novecento la macchina che simbolizza l’incipiente modernità,  semmai  nella  sua  qualità  di  oggetto patafisico.     Ma torniamo all’abito: è composto da una corta casacca di colore scuro, sotto la quale sembra esserci un camiciotto o una maglia; il pantalone è alla zuava, stretto alle ginocchia sotto le quali si allungano i calzettoni.  Completano il vestiario del nostro speciale ciclista un paio di scarpine sportive, molto simili a quelle del ciclismo odierno, e un cappellino tondo a tesa stretta. 

E colpisce che alla bella testa coperta dal cappellino faccia riscontro un piedino che sembra troppo corto. Ma dalle testimonianze d’epoca apprendiamo che Jarry calzava il numero 36.

Insomma, jarry è davvero bello e felice.

Lo si è sempre quando si può avere un così bell’oggetto senza sborsare un franco.         Naturale chiedersi se il valore di Jarry in quanto scrittore possa originare anche da quella bicicletta.

La domanda resta ovviamente senza risposta, ma questa storia in un certo modo simbolizza la miscela di moderno e di antico che Jarry seppe realizzare nella propria opera:   moderna era la bicicletta, antica, molto antica l’abitudine di inchiodare i creditori.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.