Wanda Jackson Queen of Rockabilly

“Some people like to rock… some people like to roll… but movin’ and a groovin’ gonna satisfy my soul. Let’s have a party!”

Happiest of birthdays to the amazing miss Wanda Jackson… our Queen of Rockabilly, First Lady of Rock’n’Roll and the most rockin’ great grandma around. Wanda will be shimmying and shaking to a sold out crowd tonight at the Cadillac Lounge in Toronto for her 80th birthday! Tickets still available for tomorrow night’s show! Here’s to 80 more, Queenie! 

Mondo cane – Mike Patton

Pochi giorni fa, riguardando la mia libreria dove tengo i cd, mi cade l’occhio su un disco del 2010.Lo metto subito nel lettore come se d’incanto fosse qualcosa di nuovo, di mai ascoltato.   Subito alla prima traccia trovo una versione de “Il cielo in una stanza” straniante e molto riuscita.

Poi arriva “Che notte!” del grandissimo Fred Buscaglione e “20 km al giorno” di Nicola Arigliano” che trasformano Mike Patton in un abilissimo crooner.

Già, Mike Patton, quello famoso per essere stato il leader dei Mr. Bungle, dei Faith No More e dei Fantômas, oltre ad aver collaborato con John Zorn e Marc Ribot per progetti sperimentali come Pranzo oltranzista, l’affresco musicale dedicato a Filippo Tommaso Marinetti e alla sua cucina futurista.

Faith No More
Mike Patton

Ma ritornando al nostro album, MONDO CANE è nato grazie a una collaborazione artistica con Roy Paci ed è uscito il 4 maggio 2010, a conclusione di circa due anni di tour con le canzoni del progetto e contiene, come avete già capito, cover di canzoni italiane degli anni ’50 e ’60. All’album partecipa l’orchestra Filarmonica Arturo Toscanini, formata da circa 65 elementi, diretta da Aldo Sisillo. I musicisti che hanno suonato sull’album sono tutti italiani.

Patton aveva ascoltato queste canzoni mentre viveva a Bologna. Il cantante aveva adottato la città come seconda casa dopo aver sposato l’artista italiana Titi Zuccatosta ed inoltre aveva imparato a parlare un fluente italiano come dimostra la pronuncia sfoggiata nel disco.

Ad esempio “Scalinatella” di Murolo, è cantata in napoletano, ed ha richiesto a Patton di imparare le inflessioni e le pronunce corrette in quel dialetto. Fortunatamente il direttore dell’orchestra era nativo di Napoli e spesso lo correggeva fino a quando non è stato in grado di eseguirlo correttamente. Descrivendo questa collaborazione, Patton ha detto: “avevo molte grandi persone intorno a me, e non sarei stato in grado di fare nessuna di queste merde senza di loro”

Mondo cane è forse la definitiva esplosione di un fenomeno musicale che stava prendendo forma in Italia, un fenomeno che rielaborava vecchi brani melodici che solo in Italia sappiamo fare così bene.

Orchestra Filarmonica Arturo Toscanini

Chiudiamo con la selezione di “Mondo cane” descritta da Rockol:

Si va da grandi classici come “Il cielo in una stanza” e “Senza fine” di Gino Paoli a piccole perle da crooner ironico (“Che notte!” di Fred Buscaglione e “20 km al giorno” di Nicola Arigliano), da classici della canzone napoletana (“Scalinatella” di Bonagura-Cioffi) a successi “minori” come “L’uomo che non sapeva amare” di Nico Fidenco. “Ore d’amore”, in effetti, non è una canzone italiana: è la versione, con testo italiano di Franco Migliacci, di “The world we knew” di Frank Sinatra, che è stata incisa da Fred Bongusto nel 1968. Le riscoperte curiose sono curiose davvero: “Ti offro da bere” è una canzone di Gianni Meccia che Gianni Morandi aveva incluso nel suo secondo album, “Ritratto di Gianni”, nel 1964; “Quello che conta” è una canzone con testo del regista Luciano Salce su musica di Ennio Morricone, che Luigi Tenco cantava nella colonna sonora del film “La cuccagna” (1962) del quale era anche interprete; “L’urlo negro” (1967) è un beat quasi punk dei Blackmen, gruppo italiano (romagnolo, per la precisione) del quale non si ricordano altri episodi degni di nota; mentre “Deep down”, di Ennio Morricone, è una canzone tratta dalla colonna sonora di “Diabolik”, mitico film di Mario Bava del 1968 (dove era cantata da Christy – di cognome Brancucci, assai più nota per aver cantato “Amore amore amore amore” di Sordi-Piccioni, nella colonna sonora del film “Fumo di Londra”).

 

Hollywood

Oggi 13 luglio ricorre il 90° anniversario (almeno sempre in questa data viene festeggiata la ricorrenza) dell’inaugurazione della famosa scritta “HOLLYWOOD” che campeggia sul Monte Lee a Los Angeles. Contrariamente a quanto si possa pensare la “Hollywood Sign”,  divenuta successivamente un simbolo della città e dell’industria del cinema, era stata ideata a scopi promozionali da una società immobiliare che pubblicizzava i nuovi quartieri in costruzione.

La scritta che era in origine Hollywoodland, fu illuminata da oltre 4000 lampadine colorate.

L’iniziativa promozionale è destinata a essere di durata limitata nel tempo (un anno e mezzo circa) ma con l’ascesa dell’industria cinematografica, essa inizia a diventare il simbolo della città e questo porta alla decisione di non smantellare l’installazione temporanea.

Le lettere, di colore bianco, sono larghe 9 metri e alte 15 metri ciascuna e la scritta nel suo complesso è lunga 110 metri.

Ora due curiosità: La prima riguarda “l’opera” di ignoti che nella notte tra il 31 dicembre 2016 e il 1 gennaio 2017 sostituirono le lettere “o” della famosa scritta con due “e” , formando la parola “weed”, che nello slang ha il significato di marijuana.

La seconda curiosità, ben più tragica riguarda il suicidio nel settembre del 1932, dell’attrice Peg Entwistle, che si arrampicò fino alla cima della lettera H e saltò nel vuoto, uccidendosi. L’attrice aveva 24 anni.

Moda Retrò Tiki

La parola “Tiki” ha origine in Oceania e si ispira alla cultura polinesiana. La cultura Tiki è stata importata dalla Polinesia alle Hawaii e ha avuto il suo periodo di massimo splendore tra gli anni ‘30 e i ‘60.

Questo mood Hawaii influenzò moltissimo gli Stati Uniti in quel periodo tanto che una buona parte della produzione musicale americana era hawaiana. Giusto per dare qualche numero si pensi che aprirono oltre 1200 scuole di ukulele negli Usa.

Fra i simboli più rappresentativi c’era appunto il Tiki, una rappresentazione stilizzata di corpo umano in forma di divinità.

 

Improvvisamente, la puritana società americana fu contagiata dal sogno esotico del paradiso delle Hawaii con le sue infinite notti d’estate, le ragazze che ballavano in gonne di paglia e ragazzi dalla pelle bronzata che effettuano acrobazie con torce di fuoco, le noci di cocco, il profumo delle ghirlande di fiori e le fresche brezze del Pacifico.

UNITED STATES – JULY 13: Water ski champions demonstrating their skills as they ride the wake of the waves without the use of a tow-line, at Cypress Gardens in California, on September 11, 1965. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La cultura Tiki, quindi, si è sviluppata in diversi settori culturali americani: la moda sicuramente, ma anche la produzione di musica, danza, cinema e persino decorazione d’interni. E ‘importante per ricordare che ancora oggi è un punto di riferimento per il suo carattere esotico e multiculturale.

 

Fin dalla fine della seconda guerra mondiale negli anni ’40, le camicie hawaiane, i vestiti sarong e i fiori tropicali hanno raggiunto una grande popolarità. Dalla seconda metà degli anni ‘40, nei ‘50 e fino alla prima metà dei ’60 si organizzavano “Tiki parties” feste con bevande tropicali con piccoli ombrellini rosa e l’immancabile Exotic hawaian music. Nelle case private, nei ristoranti e nelle sale da ballo si sono tenuti balli a tema tropicale con musicisti in stile hawaiian lounge music. Per l’occasione le ragazze indossavano abiti tropicali stampati chiamati abiti tiki. Negli USA molte persone furono ispirate dallo stile hawaiano dopo il bombardamento del porto di Pearl Harbour che ha messo sotto i riflettori mondiali questo stile.

 

Gli abiti femminili avevano due forme principali. Gonne a cerchio pieno – vale a dire i vestiti da swing degli anni ’50 e i “pencil dresses”, abiti molto ristretti associati alle Pin up, un modello di ragazza che è molto popolare oggi. L’unica differenza tra gli abiti degli anni ’50 e lo stile hawaiano è il materiale e il colore. 

I tessuti stampati tropicali sono stati utilizzati per fare abiti a forma di cerchio e di matita. 

L’abito in stile sarong è uno stile che è stato realizzato quasi esclusivamente con tessuti tropicali. I colori sono brillanti rosa, verdi e blue tutti adatti per una festa a bordo piscina estiva.

Con la popolarità del revival della moda degli anni ’50 ci sono oggi molte scelte di abbigliamento di riproduzione vintage. 

Se magari decidi  di  venire  al  nostro  festival A Bouche Bée  posso consigliarti di guardare su siti come Etsy o Pinterest per il tuo abbigliamento o altri prodotti a tema 

 

 

  

Per quanto riguarda gli uomini, una camicia hawaiana e un paio di pantaloni kaki sono tutto ciò che serve per un look lounge del 1950.

Se sei un appassionato degli anni ‘50 ’60 tutto quello di cui hai bisogno è un taglio stretto per i pantaloni, con risvolto se indossi i jeans, o una cravatta sottile e un cappello fedora con camicia bianca alla francese. 

Qui su Etsy  molte camice hawaiane da uomo.

Ascolta la hawaiian music

Various Artists – Cafe Hawaii – 50 Original 

Exotica è un album del 1957 di Martin Denny inventore del genere exotica: stile musicale strumentale che combina fra loro lounge, jazz leggero e riferimenti a varie musiche provenienti da più parti del mondo quali quella hawaiana, quella latinoamericana e quella polinesiana.

Sol K. Bright & His Hollywaiians (1934)

 

Burlesque

Il Burlesque è un genere di spettacolo satirico parodistico che nasce nel 1700 e si sviluppa nella seconda metà dell’Ottocento nell’Inghilterra vittoriana.  Un’imitazione fumettistica o grottesca del varietà, con elementi sensuali ed ironici, per divertire le classe più povere.                                                            

Il burlesque implica un’esagerazione ridicola, la derisione di un soggetto serio con una forte componente frivola.                                                                                                                                

Nel XIX secolo il teatro burlesque perde la sua originaria funzione di critica del costume per diventare più leggero, più comico, non più caratterizzato dalla satira sociale.                                                            

È questo il periodo d’oro del burlesque che va dalla fine dell’Ottocento alla prima guerra mondiale, mentre nei successivi anni si trasformerà in uno spettacolo sempre più imperniato di strip-tease ed esibizioni di nudi scenici.                                                                                                                        

Negli anni ’90 del secolo appena trascorso si attesta il cosiddetto “New-burlesque”.                               

La moda vintage insieme al Dark Cabaret sono le cause di questa rinascita.                                           

Vi ricordate come Madonna, Christina Aguilera e Gwen Stefani si facevano le portavoci a livello planetario della nuova moda?                                                                                                                   

Ma le vere reines di questa nuova onda sono Immodesty Blaze, Dirty Martini, Julie Atlas Muz, Pontani Sisters, Catherine D’lish e Dita Von Teese.                                                                                              

Con questa rinascita non si è recuperato l’originale dimensione inglese di satira sociale, ma almeno ha riacquistato quel buon gusto che effetivamente si era perduto agli inizi del ‘900.                                       

Il cinema ha reso omaggio al genere con film blasonati come Burlesque del 2010 con Cher e la Aguilera ma mi sento di consigliare un altro film sempre del 2010 meno conosciuto ma più verace.                      

Si tratta di un film di produzione francese intitolato Tournée e diretto da Mathieu Amalric.                  

La pellicola è una via di mezzo, molto equilibrata tra la fiction e il docufilm ed è riuscitissimo anche grazie al fatto che il regista (in lizza anche al Festival di Cannes per la miglior regia) abbia voluto inserire nel cast alcune delle star del genere come Mimi Le MeauxKitten on the Keys, Evie Lovelle e Roky Roulette, oltre alle già citate Dirty Martini e Julie Atlas Muz che impersonano se stesse.

Ora guarda la gallery

 

 

Contemporary retrò a casa

Non è esagerato dire che a basso costo si può dare alla nostra casa un aspetto degno di un design d’interni vintage che ultimamente sta crescendo in popolarità. Il concetto principale del design d’interni in stile contemporary retrò ruota principalmente intorno al riutilizzo di vecchi oggetti, mobili e materiali.

Essendo un stile fatto di ricordi e nostalgia, tale design d’interni d’epoca è ancora preferito nelle case di oggi. Inoltre lo stile romantico dà quel calore che stempera il freddo stile moderno.

Quindi raccogliere cose vecchie, come un bel piatto per vinili o una vecchia radio Am/Fm ancora perfettamente funzionante, che hanno qualche valore semantico e sentimentale per noi stessi ci fa vedere la nostra personale bellezza di un soggiorno o di un qualunque altro vano. Si perché di solito questa bellezza è vista solo da noi proprietari e diventa preziosa.     I moderni accessori per la casa d’epoca sono per lo più belli e funzionali creati per essere utili e di lunga durata ma che, a volte, risultano essere spersonalizzati.

La personalizzazione è un altro elemento importante e bello che è strettamente legato al design degli interni vintage. Questo elemento può rappresentare il nostro stile di vita.

Quando ho ristrutturato la casa dei miei genitori, ormai oltre 10 anni fa (2006), avevo in mente, di modernizzare, svecchiare le vecchie case a basso costo e con creatività. Ma tutto quello che vedevo in giro, gli interni che mi era capitato di visitare, erano ambienti impersonali, freddi, poco colore, poco calore, poco amore e nostalgia.

Cosi ho cominciato a pensare come fare dello stile moderno un qualcosa di più accogliente degli algidi ambienti che vedevo in quel periodo nelle riviste e nelle abitazioni e nei luoghi in cui avevo lavorato come direttore di cantiere.

Poi ho avuto un’ idea, o meglio un suggerimento (io davvero non ho inventato niente).

Il suggerimento è arrivato guardando gli interni di una scena di un film su Frida Kahlo intitolato appunto “Frida”. In particolare nella scena del tango (link a video). Si intravede un ambiente con pavimento in legno pareti verde menta chiaro con le porte e gli imbotti bianchi, spesso a vetri.  

Allora ho realizzato che volevo un ambiente dove poter ballare il tango e vai con il legno in tutta casa. Ho utilizzato un tavolato flottante in acero sbiancato, ho verniciato le vecchie porte mogano di taglio classico in bianco, i vecchi termosifoni in ghisa dipinti di nero.

 

Poi ho utilizzato lampade moderne e funzionali, porte scorrevoli a vista in cristallo acetato, un divano dalle linee decise di colore grigio e antracite e la famosa poltrona dei coniugi Eames, la luonge chair comprensiva di ottomano, oggetto decisamente retrò.

Sempre nel soggiorno ho costruito un caminetto dalle linee geometriche e semplici con pietre in Basaltina della zona vulcanica intorno al lago di Bolsena lavorate a scalpello e provenienti dalle soglie delle finestre di un’abitazione signorile del 1600

L’idea era quella di valorizzare le pietre a scapito degli inutili arzigogoli, che spesso hanno i caminetti, lasciando intatto però il gusto di stare davanti ad un fuoco in inverno.  Questa miscela tra vecchio e nuovo, ha avuto l’effetto di ottenere un look contemporary retrò.

Ringiovanire vecchie porte o vecchi mobili, come ho fatto in cucina, utilizzando tavole usate in cantiere e vecchi mobili ungheresi con la cornice scrostata, vi aiuterà a risparmiare denaro utilizzando anche elementi raccolti nella vostra vita, completando magari con un moderno piano in accio inox e un pavimento in legno aranciato.

Poi la fortuna di aver ristrutturato un vecchio cinema degli anni ‘40 mi ha dato l’opportunità di riciclare una vecchia fila di sedie da 3 posti in legno con la classica seduta.

                                     

 

 

 

Inoltre, con la vostra creatività e l’utilizzo di vecchie lampade e vecchie diapositive si può realizzare una lampada che da agli ambienti un tocco eclettico.

                                         

 

 

 

 

Quindi dai armiamoci di coraggio e ricicl(aggio), creativo.

 

 

 

La La Land. Ritorna il musical!

Si è vero sono un romanticone e ho sempre amato il musical specialmente il filone anni ’50 e ’60 da cui è fortemente ispirata questa pellicola. Infatti sono molti i riferimenti, gli omaggi e le citazioni ai classici del periodo come Un americano a Parigi, di Vincente Minnelli del 1951,Cantando sotto la pioggia, di Stanley Donen e Gene Kelly (1952), West Side Story di Jerome Robbins e Robert Wise del 1961, e i più recenti Grease di Randal Kleiser del 1978, Boogie Nights di Paul Thomas Anderson del 1997 e Moulin Rouge di Baz Luhrmann (2001).

 

Vincitore di sette Golden Globe e sei statuette agli Oscar (miglior attrice protagonista a Emma Stone, miglior fotografia, miglior scenografia, migliore colonna sonora, migliore canzone originale a City Of Stars) con ben 14 nomination, oltre alla pubblicità offerta dal ben noto episodio della gaffe della premiazione agli Academy Awards, il film è, come abbiamo già detto, un musical, un soggetto contemporary retrò della “city of stars”, quella Hollywood che non esiste più ma che esercita ancora un grande fascino con i colori vividi e brillanti del Cinemascope e del Technicolor e le immagini girate in wide screen che danno più ampiezza alle scene.

La La Land è una storia di amore e musica del regista e sceneggiatore Damien Chazelle, (già autore di un film sulle ossessioni e sul jazz: Wiplash) con Emma Stone e Ryan Gosling che cantano e suonano sulle note della bella colonna sonora di Justin Hurwitz.

É un film sui sogni e sull’impegno per realizzarli. La storia di Mia (Stone), aspirante attrice, e di Sebastian (Gosling), appassionato pianista jazz, è incentrata sulla realtà di ogni artista che spesso vede le proprie aspirazioni venire demolite da una città che macina i sogni da decenni.

I musical sono atemporali, semplici, realistici, sono le emozioni che dettano le canzoni, che non sono introdotte forzatamente”.  Così definisce il genere Chazelle, giustificando la scelta del suo vintage contemporaneo.

Energia a profusione all’inizio del film con la scena di “Traffic” con la bella canzone “Another day of sun” in un orgia di abiti, ballerini e riprese video fluidissime. In un intervista Chazelle spiega il perché di una scena ambientata in un ingorgo su un cavalcavia: A Los Angeles la maggior parte delle auto ospita in genere una o due persone, fa parte di quello che rende la città un po’ solitaria, ma riflette anche il fatto che è un vero paradiso per i sognatori. Cosa fai quando stai in macchina? Ascolti musica e canticchi oppure sogni. Ognuno ha il suo sogno, ognuno canta la sua canzone. Sei nell’universo della tua bolla, quindi quale posto migliore per far incontrare due sognatori come Sebastian e Mia? Abbiamo usato le autoradio per creare un arazzo musicale cui a uno a uno si aggiungono tutti quelli che si trovano in autostrada in quel momento”. 

La sequenza è stata molto complicata e provata per mesi, inoltre i ballerini hanno danzato sulle auto in autostrada con una temperatura di 38 gradi.

Altra bella scena è quella del balletto al Griffith Park con la canzone “Lovely night” girata al Cathy’s Corner al tramonto. Avendo girato tra le 18 e le 19 del pomeriggio, Los Angeles sembra una città irreale per i colori che aveva in quell’unica ora.

Accettabile un lieve calo di attenzione nella seconda parte del film per poi risollevarsi nella parte finale, Epilogue, con la canzone Audition cantata dal vivo sul set da Emma Stone, mentre City of Stars è stata cantata sempre dal vivo da Ryan Gosling sul celebre Hermosa Pier nell’omonima Hermosa Beach.

Il film è gia diventato un cult-movie e lo si comprende dalle tantissime guide che hanno inserito il giro delle location in pacchetti turistici.

Los Angeles è così un’altra protagonista del film con ben 48 location in città. La L.A. del Planetario Oschin (già famoso per Gioventù Bruciata), i già citati Griffith Park e l’Hermosa Pier, lo storico Lighthouse Cafè a Redondo Beach, club dove ancora si ascolta jazz dal 1949, il cinema Rialto e poi le sale d’aspetto per le audizioni, appartamenti coloratissimi come quello di Mia all’interno di un condominio restaurato da poco a Long Beach. E poi gli Studios hollywoodiani, meta continua di turisti, la Caffetteria degli studi Warner Bros e il “You Are the Star”, murales che fa parte degli Hollywood Murals.

Infine una nota sulla preparazione degli attori. Gosling si è dedicato per mesi nello studio del pianoforte e nelle lezioni di danza con buoni risultati. Sono sempre sue le mani sul pianoforte nei primi piani.

La Stone invece è una navigata attrice di Broadway che comunque ha dovuto imparare il tip tap, la danza jazz e da sala.

Guarda il trailer in italiano.

10 meravigliosi film per farti innamorare del vintage

In questa galleria di immagini voglio guidarti tra alcuni dei film che più mi hanno influenzato e indirizzato verso lo stile vintage.
Quello che leggerai in questo post però non saranno solo i titoli dei film (che magari già conosci o che hai già visto) ma una miscellanea di curiosità, trucchi e citazioni sul mondo del cinema vintage.

Pronti? Si comincia!

Nel mondo del cinema ci sono moltissime stranezze e noi navigheremo tra insospettabili retroscena, aneddoti e curiosità!

#1. VIA COL VENTO

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#1. VIA COL VENTO (Gone with the Wind - 1939 diretto da Victor Fleming con Vivien Leigh e Clark Gable) Inizialmente per i ruoli di Rossella O’Hara e Rhett Butler, erano stati scelti Bette Davis ed Errol Flynn ma prima dell’inizio delle riprese i due, dopo l’ennesima litigata, vennero sostituiti. Quindi vennero scelti due nuovi attori, Clarke Gable e, dopo circa 1.400 provini su altrettante candidate, l’attrice inglese Vivien Leigh. La cosa veramente assurda fu che i nuovi scritturati, che sulle scene incarnarono la passione e l’amore senza limiti, si detestassero a tal punto da provare ribrezzo l’uno per l’altra. Nel film inoltre ci sono le scene del tragico incendio di Atlanta che furono realizzate dando fuoco a vecchie scenografie conservate nei depositi della Metro Goldwyn Mayer.

 

Rockabilly che passione!

Rockabilly: l’embrione del rock’n’roll.
Nato nei primi anni ‘50 nel sud degli USA. È una fusione tra bluegrass, R&B, country, boogie woogie e blues. Alcuni lo hanno anche descritto come un mix di bluegrass con il rock’n’roll.
Il termine “rockabilly” è di per sé un misto tra “rock” e “hillbilly”, quest’ultimo un riferimento alla musica country (spesso chiamato “hillbilly music” nel 1940 e 1950) che ha contribuito fortemente allo stile…
Hillbilly era un termine dispregiativo usato per definire i montanari degli Appalacchi e, in senso generico, significava cafone di campagna.

Caratteristiche che definiscono il suono rockabilly inclusi ritmi forti, twangs vocali, e l’uso comune del eco a nastro.
Inizialmente il rockabilly fu molto popolare grazie ad artisti come Johnny Cash , Bill Haley , Buddy Holly , Elvis Presley , Carl Perkins e Jerry Lee Lewis, poi l’influenza e il successo dello stile diminuì nel 1960; tuttavia, durante la fine del 1970 e all’inizio del 1980, il rockabilly ha goduto di una grande rinascita grazie a band come gli Stray Cats. L’interesse per il genere permane anche nel 21° secolo, spesso all’interno di una sottocultura . Rockabilly ha lasciato in eredità, generando una serie di sotto-stili e influenzare altri generi come il punk rock. (The Clash)

Il Sabato notte Jamboree
Il Sabato notte Jamboree è stato uno spettacolo che si teneva ogni sabato sera al Goodwyn Istituto Auditorium nel centro di Memphis, Tennessee nel 1953-54. Il locale è stato storico perché lì al Jamboree sono andati ad esibirsi artisti allora sconosciuti come Elvis Presley, Johnny e Dorsey Burnette, Eddie Bond, Jim Cannon, Reggie Young, Barbara Pittman, i gemelli Lazenby, Bud Deckleman, Harmonica Frank Floyd, Marcus Van Story, Lloyd Arnold, e altro ancora.
Gli spogliatoi dietro le quinte erano un luogo di ritrovo in cui i musicisti sperimentavano nuovi suoni e miscelavano gospel, blues e boogie woogie. Presto questi nuovi suoni hanno cominciato a farsi strada sul palco del Jamboree dove hanno trovato un pubblico molto ricettivo.

Lo stile dei rockabillies, o billys è caratterizzato dal taglio di capelli maschile che è solitamente il pomp o pompadour e che era molto popolare negli anni cinquanta con artisti come Buddy Holly, Jerry Lee Lewis o Elvis Presley.
I vestiti riflettevano lo stile dei musicisti dell’epoca, cioè degli anni cinquanta; pantaloni, magliette colorate, cappotti col collo alzato, camicie a quadri e una scarpa particolare usata negli anni cinquanta chiamata brothel creeper: e naturalmente i jeans Levi’s (501 o 505) e altri articoli casual, come t-shirt e giacche da motociclista, fanno parte del guardaroba. E poi una sfrenata passione per le auto e le moto (basta guardare film  culto come American Graffiti).

Infine se volete immergervi nel fantastico mondo del rockabilly, vi segnalo
Viva Las Vegas: il più grande festival al mondo dedicato alla musica rockabilly.
Giunto alla sua 18° edizione si svolge nei primi giorni di primavera. Decine di migliaia di visitatori, provenienti dai più disparati angoli del pianeta, si danno appuntamento a Las Vegas, per trascorrere un weekend ricco di eventi.
Il miglior appuntamento nostrano è invece il Summer Jamboree che si svolge ogni anno nei primi giorni di agosto a Senigallia considerato come uno dei migliori festival europei del genere.

Infine, ultimo ma non ultimo, come potrei non segnalare il nostro festival vintage A Bouche Bée (guarda il link).

Vintage o Retro ?

Vintage.   Che significa davvero? e Rétro?  In realtà le definizioni non mi vengono sempre facili. Ecco, magari so cosa è il vintage ma potrei spiegarlo?  Oggi ci voglio provare.  Il Rétro mi sembra sia la stessa cosa….

Vintage deriva dal francese “vendenge” che deriva a sua volta dalla parola latina “vindēmia” (vino d’annata). E così oggetti che hanno più di 20 anni si definiscono vintage a patto che sia di pregio:  ad esempio un oggetto che ha almeno più di venti anni e che è realizzato con metodi e materiali migliori di quelli usati oggi.    Un oggetto vintage può essere considerato di una produzione migliore oppure più interessante o di maggiore qualità in relazione alla cultura o al costume. Credo si possa parlare di vintage alla presenza di oggetti o abiti  costruiti tra gli anni 20 e gli anni 80.    Molti gli esempi che si possono portare e che vengono considerati dei veri oggetti di culto vintage come la Vespa, la Fiat 500, il Jukebox, abiti e accessori sixties e fifties, chitarre, mobili. 

(Chitarra GJ Rangemaster 1092 del 1965)

Diverso il discorso sul Rétro, che potrebbe sembrare un sinonimo di Vintage.  In realtà rétro è tutto ciò che rende omaggio al passato, ad una determinata epoca, con produzioni di recente fattura: repliche di oggetti di culto che rimandano ad un periodo irripetibile nel tempo per la sua originalità come possono essere stati i primi anni ’60.

(Fiat 500 Vintage e Rétro)

Quindi possiamo affermare finalmente che se volessimo avere un look Vintage   possiamo saccheggiare i negozi dell’usato, sempre che non siate schizzinosi da non mettere mai un abito che è stato già messo da altri (magari quello dei nonni) e che in mancanza di rarità possiamo comunque avere il nostro bel modo di apparire in stile Rètro e allora possiamo andare ovunque e sfogarci visto che le  collezioni di genere non mancano.

E anche oggi abbiamo sviscerato uno dei grandi quesiti della vita.